GHOSTWRITER’S SHOW
Quello di Ghostwriter è senz’altro il terzo mestiere più vecchio del mondo. Lascio a voi decidere quali sono gli altri due, meritevoli di occupare i primi gradini del podio. Chi è il “ghostwriter”? È un professionista che si guadagna la pagnotta scrivendo articoli, saggi, romanzi, biografie e tutto quanto sia destinato ad essere pubblicato col nome di un altro.
Volendo semplificare lo chiamerei “un terzista”: qualcosa di simile all’artigiano che produce giacche e pantaloni per le griffe della moda. L’unica differenza consiste nel fatto che lo “scrittore fantasma” è tenuto per contratto a mantenere segreto il suo intervento nella produzione dell’opera.
Un anonimato ben pagato se si considera che il “terzista” assunto da Hillary Clinton per la redazione delle sue memorie dovrebbe aver percepito qualcosa come 12 milioni di dollari. Ad avvalersi della collaborazione di questa particolare categoria di professionisti sono prevalentemente gli editori, interessati a moltiplicare la produzione dei best sellers firmati dagli scrittori famosi che hanno sotto contratto.
In Italia l’attività degli scrittori anonimi è aumentata in misura rilevante grazie alla televisione. Non tanto perché i vari network utilizzino pennaioli freelancer per i loro programmi, quanto perché il libro è diventato lo strumento più efficace per aprire le porte di accesso ai talkshow, ritenuti fonti inesauribili di celebrità. I salotti televisivi tipo “Otto e mezzo” e “Che tempo che fa” (per citare i migliori, molto seguiti dal pubblico) hanno liste d’attesa pressoché infinite.
Non passa puntata senza che Lilli Gruber e Fabio Fazio si impegnino a commentare, quasi sempre con entusiasmo eccessivo, la nuova opera letteraria di qualche personaggio la cui traballante popolarità necessita di una buona rinfrescatina. Calciatori giacenti sul mercato a parametro zero, atleti con le medaglie ormai ossidate, attrici e attori sul viale del tramonto, gruppi pop ingrigiti dal tempo, trombettisti jazz rimasti senza fiato, aquile di Ligonchio e pantere di Goro ridotte in cattività si rivolgono ai ghostwriters con la speranza di poter ringiovanire la propria immagine; la stessa speranza che li spinge sotto i ferri del chirurgo estetico.
Non mancano naturalmente architetti, avvocati, medici, magistrati, imprenditori, chef de cuisine, commissari di porto e portieri d’albergo. Un campionario di varia umanità in coda per presentare il loro primo libro fresco di tipografia, con sovraccoperta policroma e foto dell’autore. Nell’insieme si tratta di persone più che stimabili, ma assai poco portati per la letteratura. Un importante critico, riferendosi all’autobiografia di uno di questi nuovi “autori” ha commentato ironicamente: “XY deve essere un genio se è stato capace di scrivere un libro, senza averne mai letto uno prima”.
Bruno Zerbini